Al Grand Palais, Matthieu Blazy celebra le molteplici versioni di Gabrielle Chanel: dalla giovane audace che sfida i codici di una moda costrittiva, spiccando il volo verso la libertà, alla donna realizzata che ha cambiato la storia della moda

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Gabrielle Chanel è diventata la donna che desiderava essere: una bambina che come un piccolo uccello, ha imparato a volare, trasformando ogni passo in un viaggio verso la libertà. Ha inseguito e realizzato i suoi sogni, scoprendo e mostrando, lungo il cammino, le molteplici sfumature di sé.

Con questa collezione, Matthieu Blazy, in continuo dialogo con Chanel, celebra le molteplici vite di una donna, Gabrielle che poi è diventata Chanel.

Un percorso che conduce dagli esordi di una giovane Gabrielle costretta ad indossare corsetti contro le quali si ribellava, fino ad una donna che riuscì a rivoluzionare la moda con abiti leggeri, confortevoli e sfoggiati con leggerezza.

« Per tutta la vita, le donne incarnano diverse versioni di se stesse, come le diverse facce di una stessa stanza. È come un cadavere squisito, dove un’identità ne trascina un’altra. Si tratta delle donne che si nascondono in ogni donna. E qui, si tratta di una donna in particolare, Gabrielle, che è poi diventata Chanel. » Matteo Blazy

Al Grand Palais, sotto un scenografico stormo di uccelli che spicca il volo guidati dalla luna, è una dimensione temporale tra passato e presente, una sorta di metmorfosi. 

È Dyanira Hurbuscher a inaugurare il défilé, avvolta nella leggerezza di una sottoveste in jersey e con la celebre 2.55 di Madame, un pezzo d’eccezione proveniente dagli Archivi Patrimoine e custodito per l’occasione. Il défilé si conclude con il ritorno di Dyanira Hurbuscher, che porta con sé ancora la 2.55 di Gabrielle: un’immagine che richiama quella dell’esordio e suggella il percorso della collezione.

Tra costruzione e decostruzione, la sartoria maschile viene reinterpretata attraverso lo sguardo di Chanel, trasformandosi in una nuova grammatica del femminile: l’abbigliamento formale da giorno e sera maschile è tagliato per diventare gilet, indossati con i pantaloni o riconfiguratoi in completi a gonna a matita. 

Il mondo maschile scivola in quello femminile con abiti formali in stile anni trenta, con paillettes e e maglia lavorate con perline, da indossare con la disinvoltura di una maglietta. 

È forse nella sua espressione più eterea che il flou raggiunge il suo effetto più sorprendente: strati di seta trasparente, stampata con diverse intensità, si sovrappongono a volumi fluidi e fluttuanti, evocando il movimento mutevole delle nuvole.

Le rondini diventano gioielli, bottoni e ricami, manifesto di quel senso di libertà che si diffonde attraverso i vestiti. L’iconico tailleur Chanel si reinventa nel nuovo “tweed smocked” dove tradizione e innovazione si incontrano in una materia sorprendentemente elastica e morbida.

La leggerezza, la morbidezza e la libertà di movimento caratterizzano la silhouette, codici manifesto di ciò che Gabrielle Chanel ha volute fin dall’inizio: creare abiti capaci di accompagnare il corpo e liberarlo, favorendo movimento, espressione di sé e, soprattutto libertà.

Passato e presente si rivela negli accessori. Dai modelli più sofisticati, impreziositi da dettagli ispirati alla gioielleria e a una raffinata chiusura a catena, alle morbide silhouette delle borse “nuvola”, attraversate da tracce che evocano lo scorrere del tempo. A chiudere il percorso, la minaudière a forma di gabbia, da cui gli uccelli sembrano aver preso il volo: un’immagine ironica e insieme simbolica, che trasforma l’accessorio in una metafora di libertà.

“Questa non è una raccolta storica; è una raccolta sulle storie stratificate di Gabrielle Chanel. Alla fine, Chanel è decollata, e ogni passo che faceva la portava a essere libera, come un uccello.” Matthieu Blazy

*Mémoires de Coco, Louise de Vilmorin, Gallimard, 1999.

Credits: courtesy of Press Office Chanel

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