La maison fondata a Bergamo nel 1997 presenta la collezione P/E 27 disegnata da Marta Bortolotti, figlia di Daniela Gregis: un racconto di lino, canapa, cotone e seta sospeso tra pittura, memoria e natura

Daniela Gregis, l’anti-diva della moda italiana: con “Ambra” il bianco diventa luce

In una moda sempre più dominata dall’esposizione, dalla velocità e dalla riconoscibilità immediata del logo, Daniela Gregis rappresenta una delle eccezioni più affascinanti del panorama italiano. La sua è una presenza discreta, quasi appartata, eppure il linguaggio costruito nel corso degli anni è diventato inconfondibile: volumi liberi, tessuti naturali, lavorazioni manuali, colori attraversati dalla luce e abiti che non cercano di modificare il corpo, ma di accompagnarlo.

Con “Ambra”, la collezione Primavera/Estate 2027 presentata durante la Milano Fashion Week, questa ricerca trova una nuova espressione poetica grazie al lavoro di Marta Bortolotti, figlia della fondatrice e oggi interprete dell’identità creativa della maison.

Nata nel 1959 nel territorio bergamasco, Daniela Gregis fonda nel 1997 a Bergamo il marchio che porta il suo nome, scegliendo fin dall’inizio una strada lontana dalle logiche più rumorose del sistema. La sua moda nasce dal rapporto diretto con la materia e da una concezione dell’abito vicina al lavoro dell’artista e dell’artigiano, nella quale il taglio, la piega, il nodo, la tintura e la maglia acquistano lo stesso valore del disegno.

Dal suo studio bergamasco, Gregis ha costruito una reputazione internazionale senza rincorrere celebrità o campagne spettacolari, conquistando una clientela colta e sofisticata e diventando un autentico nome di culto tra gli addetti ai lavori.

La sua idea di lusso non coincide con la perfezione levigata, ma con il tempo necessario per riconoscere la qualità di un tessuto, la precisione nascosta dentro una forma apparentemente semplice e la bellezza di un capo destinato a vivere oltre una singola stagione.

Lino, lana, cotone, canapa e seta vengono piegati, stropicciati, annodati e sovrapposti fino a trasformarsi in superfici tattili, capaci di conservare la memoria della mano che le ha lavorate. È un’estetica essenziale ma mai povera, costruita su dettagli che si rivelano lentamente e su una femminilità indipendente dalle tendenze.

Oggi questo patrimonio viene sviluppato da Marta Bortolotti, figlia di Daniela Gregis, che lavora all’interno della maison proseguendone il vocabolario con sensibilità contemporanea. “Ambra” non rappresenta quindi una rottura, ma un nuovo capitolo di una storia familiare nella quale la continuità non significa ripetizione. Marta raccoglie i codici fondativi del marchio e li attraversa con una leggerezza più luminosa, facendo dialogare la purezza del bianco con accensioni di rosa, crema, miele e giallo.

Presentata il 23 settembre all’Oratorio della Passione, accanto alla Basilica di Sant’Ambrogio, la collezione nasce da un’immagine del tempo inteso come forza capace di raccogliere senza escludere, avvolgendo e trasformando la materia finché questa si fa luce. Il nome “Ambra” contiene già il senso dell’intero racconto: una sostanza preziosa che conserva tracce del passato, cattura la luce e restituisce riflessi caldi, diventando metafora di una memoria ancora viva.

Bianco, luna, acacia, rosa e ambra definiscono una tavolozza delicata, improvvisamente attraversata da lampi di giallo. Il bianco latte domina abiti lunghi, gonne al ginocchio, bluse, camicie e pantaloni ampi, mentre le tonalità del crema e del rosa addolciscono le superfici. Il colore non appare applicato dall’esterno, ma sembra emergere dalle fibre, come se fosse stato assorbito lentamente dal lino, dalla canapa, dal cotone e dalla seta.

Gli abiti accarezzano il corpo senza costringerlo, seguendo linee morbide e volumi generosi che concedono libertà al movimento. Le increspature, i bordi irregolari e le pieghe conservano deliberatamente le tracce della lavorazione, facendo apparire alcuni capi come fogli di carta modellati e trasformati in materia indossabile. Le lavorazioni a maglia e all’uncinetto creano trasparenze leggere, mentre le borse morbide, raccolte come piccoli fagotti, si confondono con gli abiti e sembrano nate dallo stesso frammento di tessuto.

I copricapi annodati, le gonne candide e le posture solenni delle modelle riportano alla mente le figure femminili della pittura antica, le donne immerse nella luce di Vermeer, l’umanità rurale di Jean-François Millet e la compostezza quasi sacrale di Piero della Francesca. Non si tratta di citazioni letterali, ma di suggestioni che affiorano attraverso il silenzio, la semplicità delle forme e la dignità attribuita a ogni presenza. Le modelle sembrano pellegrine contemporanee o protagoniste di un affresco sospeso nel tempo, avvolte in stoffe che lasciano respirare il corpo.

Quando sul bianco compaiono rettangoli irregolari nei toni del rosa, del crema, dell’ambra e del giallo, la collezione entra invece nell’universo dell’astrazione novecentesca. Gli abiti si trasformano in tele in movimento, richiamando le geometrie poetiche di Paul Klee e le sperimentazioni cromatiche di Sonia Delaunay. Anche i piccoli segni dipinti sui volti prolungano la composizione oltre il tessuto, mentre le forme bianche e biomorfe della scenografia evocano l’universo organico di Jean Arp.

Il casting traduce visivamente uno dei pensieri centrali della collezione: “È tempo che raccoglie e non esclude”. Età, identità e fisicità differenti abitano gli abiti senza essere uniformate, dimostrando come la moda di Daniela Gregis non chieda alla persona di adattarsi a una silhouette prestabilita, ma lasci che sia la materia a seguire la vita.

La presenza in passerella di Benedetta Barzini, figura imprescindibile della moda e della cultura italiana, rafforza una visione nella quale il trascorrere degli anni non viene nascosto, ma accolto come valore, esperienza e bellezza.

“Ambra” parla così di una moda capace di conservare e trasformare, nella quale il passato non diventa nostalgia e il futuro non richiede la cancellazione di ciò che è venuto prima. Marta Bortolotti raccoglie l’eredità creativa di Daniela Gregis e la conduce nel presente attraverso una collezione intima, luminosa e profondamente coerente, dove l’artigianalità non viene esibita come slogan, ma rimane inscritta nella qualità dei tessuti e nella costruzione di ogni capo.

All’Oratorio della Passione la Primavera/Estate 2027 non si è limitata a sfilare, ma ha preso forma lentamente davanti agli spettatori come un dipinto in continuo mutamento. Il bianco ha raccolto la luce, il rosa ne ha addolcito il rigore, il giallo l’ha attraversata e l’ambra ha custodito ciò che il tempo avrebbe potuto disperdere.

In questa continuità tra madre e figlia risiede la forza della maison: una moda silenziosa, colta e libera, capace di trasformare la materia in memoria e l’abito in una forma autentica di presenza.

Credits: Press Office Daniela Gregis

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