LINKING DOTZ ha presentato al Pitti Uomo la sua nuova FW 24/25 men’s collection, una proposta di mocassini uomo, che pur mantenendo la propria vocazione genderless, è più focalizzata sul mondo maschile ed è ricca di nuovi spunti.

La nuova collezione, in parte ispirata al pittore e illustratore argentino Mario Alberto Agatiello, presenta dei print geometrici in caleidoscopici bright colour, che ricordano quelli tanto amati dal designer conterraneo di Rodrigo Doxandabarat, imprenditore che ha vissuto molte vite: viaggiatore in solitaria, cooperante, modello, direttore commerciale nella moda e ora “calzolaio” sostenibile, cuore e mente con Anderson Presoto del brand nato con la SS 20.

Il minimalismo di Agatiello è ripreso anche nelle suole antiscivolo che, per la prima volta, affiancano al tradizionale fucsia omaggio al jambeiro – la pianta che in autunno colora tutte le strade di Bahia -, un giallo brillante coordinato con l’interno della calzatura.

Si contrappongono alle tradizionali stampe geometriche, i modelli in velluto unito presentati in nero, blu, peacock e burgundy, oltre alle tinte unite tapestry e sgranate ma con base nera, gialla, marrone e magenta. Per la prima volta in collezione anche una stampa retrò in verde, blu e rosso, l’animalier in blu o verde e il camouflage. 

Tra i nuovi materiali, spicca l’uso della malva, una fibra da cui si ricava un filato fragile e prezioso, utilizzata dal brand per reinterpretare l’iconica stampa a rombi in due varianti e con l’utilizzo di un tessuto naturale.

Anche questa stagione, coerentemente con il proprio DNA, le calzature DOTZ presentano una silhouette asciutta ma più strutturata e nappine intercambiabili. Realizzati con un cotone agro ecologico e tessuti di upcycling proveniente in gran parte dal mondo decor, questi modelli vengono rifiniti da un gruppo di donne che opera nelle favelas di San Paolo. 

Tra le new entry anche dei poncho di ispirazione gaucho in bianco e nero, tendenza etno chic dell’autunno inverno ma anche simbolo del patrimonio artigianale locale.

Stampati su calzature, scatole ed etichette e combinati diversamente tra loro, i “dotz” invitano alla scoperta di nuovi paradigmi di produzione e consumo, oltre che a credere nelle infinite possibilità del vivere e al potere di farsi e fare del bene.