Alla presentazione del film “’O SANG. Il miracolo di San Gennaro” di Giovanni Troilo è un racconto che restituisce l’anima della città. E che, da napoletana, ho riconosciuto profondamente

C’è un modo di raccontare Napoli che non si impara sui libri e non si costruisce mettendo insieme cartoline, vicoli e luoghi comuni. È qualcosa che appartiene alla sua gente, ai gesti, alle parole, alle contraddizioni e a quel rapporto quasi viscerale con le proprie tradizioni. Ed è proprio questo che ho ritrovato in «’O SANG. Il miracolo di San Gennaro», il documentario di Giovanni Troilo presentato questa mattina alla stampa al Cinema Metropolitan di Napoli.
Guardando il film, confesso di aver pensato inizialmente che dietro la macchina da presa ci fosse un autore partenopeo. Troilo è riuscito ad avvicinarsi allo spirito della città con una sensibilità che non si limita a osservarla, ma sembra averne assorbito i codici, il linguaggio e soprattutto quella particolare capacità di tenere insieme sacro e profano.
Il film non racconta soltanto il miracolo del sangue, ma costruisce un affresco corale di Napoli attraverso tre mondi: la Chiesa, la Nobiltà e il Popolo. Le storie si intrecciano senza ricorrere a interviste o voci narranti, lasciando che siano i protagonisti, con la propria quotidianità, a restituire il senso di un legame che attraversa i secoli.
Tra le presenze che più colpiscono c’è quella del duca Riccardo Carafa d’Andria. Nelle sue parole si avverte il profumo di una Napoli antica, ma tutt’altro che ferma nel passato. La sua è una testimonianza in cui la memoria storica convive con uno sguardo sorprendentemente moderno: uno spirito antico che continua a parlare al presente, con ironia, naturalezza e una consapevolezza rara.
Ma cosa arriva davvero a chi Napoli non la conosce? Il rischio, raccontando una devozione così particolare, è che lo spettatore esterno la legga semplicemente come una manifestazione di superstizione popolare, senza coglierne il significato più profondo. Riuscirà a vedere, oltre il mistero dell’ampolla, il senso di appartenenza, la memoria e l’identità di un’intera comunità?
È forse questa la sfida più interessante del documentario: raccontare San Gennaro senza ridurlo a un fenomeno religioso o folkloristico, ma restituendolo come parte viva della storia e dell’identità napoletana.
Il film, che arriverà al cinema solo il 25, 26, 27 gennaio, fa parte del ciclo “I Misteri della Fede”, un progetto dedicato all’esplorazione della spiritualità, della relazione tra l’uomo e il divino e del senso profondo dell’esistenza. L’elenco delle sale e i dettagli sul film saranno disponibili su sangennarofilm.it e nexostudios.it.
Credits: Press Office Nexostudio
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