Elisabetta Armellin, veneta, designer e anima creativa del brand V73, ha una grande dote: “l’allegria della passione” espressa tramite sorrisi sinceri e calorosi e attraverso i colori delle sue iconiche Borse.

Nel 2011, considerando che la borsa è l’accessorio Femminile per eccellenza, crea il  Progetto stilistico personale : V°73.

Le borse sono originali, ironiche, colorate e glamour adatte alle donne di carattere, spiritose, volitive e che soprattutto amano contraddistinguersi.

Il brand ha un successo immediato da Venezia a Miami, fino ad essere apprezzato in tutto il mondo, promuovendo il Made in Italy, orgoglio della tradizione artigiana e culturale italiana.

Elisabetta Armellin V73
L’iconica Bag di V73 (Courtesy Elisabetta Armellin)

Elisabetta, come è nata l’ispirazione di creare questo brand V73, conosciuto ed amato sia a livello nazionale che internazionale? 

Ho iniziato da studi artistici, l’Accademia di Belle Arti Venezia, Master in Design a Milano e poi tanta gavetta, tante fotocopie, ma fatte sempre con entusiasmo e voglia di imparare. Dopo essere passata negli uffici Stile in aziende come Stefanel e Benetton, ho deciso di aprirmi uno studio stile per conto mio e ho iniziato a lavorare come designer di borse e calzature per molte aziende del fashion (ancora oggi ho il mio studio di consulenza stile ).

Poi un giorno in volo da Parigi a Venezia, guardando delle riviste di moda, mi è venuta l’idea illuminante di disegnare una borsa sopra un altra borsa; ho fatto lo schizzo immediato per paura di dimenticarmi e, nei 6 mesi successivi, ho messo appunto il primo prototipo, che poi è diventato l’icona Bag di V73 blasonata in tutto il mondo. La cosa bella è che ho disegnato quella borsa per passione e curiosità personale,ma non pensando assolutamente al possibile Business. 

Elisabetta Armellin V73
V73 (Courtesy Elisabetta Armellin)

Lei è una professionista di talento, ma è anche una mamma: come riesce a conciliare la sua vita personale con quella professionale? 

Non è facilissimo, tuttavia si può fare perchè mi sono resa conto che il tempo che passo con mio figlio Giacomo, mi dà la carica per fare sempre di più e sempre meglio in quanto mi sento responsabile del suo futuro. 

Lei è nata nel cuore del Veneto: la sua territorialità quali ispirazioni le ha trasmesso nel lavoro?

 V73 … la V sta per Venezia, città dove ho studiato e dove tutto è nato, la resilienza mi è stata data dalla mia famiglia perché mi hanno insegnato di non mollare mai. Il Veneto dal canto suo e’una regione piena di maestranze artistiche e piena di stimoli. 

Il goal 5 dell’Agenda Sostenibile 2030 asserisce di raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze: lei, in quanto donna, ha riscontrato qualche criticità durante il suo percorso professionale e qual è il suo punto di vista rispetto al goal 5?

Grazie all’educazione avuta dai miei genitori, non mi sono mai sentita inferiore ad un uomo anche se a volte mi volevano far sentire. Credo che l’uguaglianza di genere comincia da ognuno di noi, tutti possiamo farcene promotori in famiglia, tra gli amici, al lavoro. Parlandone spesso, scegliendo delle figure femminili che possano servirci da modello, abbracciando le nostre tante e preziose diversità, e impegnandoci per combattere gli stereotipi di genere, è quindi un fatto cultura, finché non cambiamo certe mentalità non ci saranno progressi, per questo prima dicevo che mi sento responsabile del futuro di mio figlio. 

Lei ha festeggiato i primi dieci anni di V73: qual’è stato il momento più gratificante che ricorda di questo periodo?

Il primo articolo su Vanity Fair uscito senza che io sapessi nulla! ricordo ancora quella forte emozione, un mix tra gioia immensa e pianto improvviso, non avrei mai pensato che una come me, nata in un paesino del Veneto, c’è l’avrebbe fatta da sola, inseguendo un sogno e lavorando giorno e notte. 

Le sue borse uniscono glamour e originalità. Nel 2021 in piena pandemia ha lanciato la borsa “I Am A Responsible Bag”, un prodotto altamente ecosostenibile e molto apprezzato. Qual è il suo approccio verso la moda sostenibile?

Sono onesta, prima della pandemia guardavo l’ecosostenibilità  con molta diffidenza, poi durante la pandemia, chiusa in casa con mio figlio Giacomo ho iniziato a capire che c’era qualcosa che non andava, che il futuro della natura doveva essere decisamente cambiato. Per questo mi sono messa a studiare e a vedere materiali nuovi e nuove tecnologie a impatto zero, nasce così la “I Am A Responsible Bag” … una borsa Responsabile del futuro! 


A fine aprile, dopo quello di Venezia, aprirà il suo secondo monomarca a Capri, frequentato dal jet set internazionale. Sembrerebbe che alla base di queste aperture vi sia il desiderio di portare il brand nei posti più iconici del nostro Bel Paese.

L’Italia è un paese meraviglioso, sono orgogliosa di essere Italiana, per questo ho deciso che le prime due aperture dovevano essere dettate dal cuore. Venezia la mia musa e Capri la mia isola magica, non a caso sono due luoghi internazionali perché io mi sento cittadina del mondo. 

Elisabetta, lei è una donna di talento, ma anche una professionista che crede nello studio e nell’impegno: che consigli dà alle e ai giovani designer che desiderano intraprendere un percorso come il suo? Di fare la gavetta e imparare il più possibile dai grandi maestri, essere curiosi e non arrendersi mai perché ognuno di noi è artefice del proprio destino.